Legale > Archivio News martedì 6 novembre 2018

Accesso abusivo a sistema informatico da parte del dipendente

Che cosa ha deciso la Cassazione

La Cassazione ha stabilito che in tutti i casi costituisce reato il comportamento di chi è abilitato ad accedere ad un sistema informatico protetto viola le condizioni risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema.


La Cassazione penale, Sez. V, con sentenza n. 48895 dello scorso 25 ottobre 2018 è tornata sul  tema dell'accesso abusivo a sistema informatico da parte del dipendente di imprese private.

Il fatto
Un dipendente di una s.r.l. al momento delle sue dimissioni dalla società, e senza preventivo permesso, copiava su DVD alcuni files contenenti dati riservati del proprio datore di lavoro, in grado di avvantaggiare le imprese concorrenti. Lo stesso aveva proceduto altresì in modo irreversibile alla cancellazione dei dati contenuti sul personal computer aziendale in uso.

La società aveva proceduto a denunciare l’ex dipendente e contro di questo si erano pronunciati il Tribunale di Reggio Emilia, in qualità di giudice del primo grado, e la Corte di Appello di Bologna, nelle cui pronunce veniva confermata l’imputazione e quindi condannato l’imputato per il reato di accesso abusivo a sistema informativo, previsto dall’art. 615-ter c.p., che punisce chi abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.

Sul tema si sono fronteggiate due differenti tesi. Secondo la prima l’accesso abusivo non sarebbe esistito  in quanto l’accesso al sistema informatico era  avvenuto operando all’interno i delle mansioni tecniche spettanti all’imputato, e quindi nei  limiti di competenza e di disponibilità dei dati aziendali.

Secondo la tesi opposta, invece, l’abusività dell’accesso va oggettivata al fine perseguito dovendosi ritenere che nei casi di soggetti aventi posizione apicale non si può avere un’area riservata e, di conseguenza, il reato di accesso abusivo rileva in ogni caso in cui il soggetto utilizza i dati in maniera impropria o non rispettando le regole del sistema.

La Cassazione, con la predetta sentenza, condivide l’ultima tesi disponendo che vi è accesso abusivo a sistema informatico secondo quanto prescritto  dall’art. 615-ter c.p. in tutti i casi in cui un soggetto pur abilitato ad accedere al sistema  protetto viola le condizioni risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'ingresso e l’impiego. Pertanto, si avrà accesso abusivo nei casi in cui si travalicano  i limiti dell'autorizzazione di accesso, quali derivanti e ricavabili dalle competenze e funzioni proprie del dipendente, così che sarà penalmente rilevante l’utilizzo del sistema ogni volta in cui esso risulti estraneo alla ratio dell’incarico assegnato e del conferimento del relativo potere al lavoratore, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un’area riservata a lui interdetta o di password di settore, e quindi a prescindere dalla materiale possibilità di accedere a tutti i dati.






  
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