Studi > Archivio News mercoledì 12 dicembre 2018

Nelle PMI fiducia sotto zero

Alberto: “Le imprese bocciano la situazione e le prospettive politiche in cui si trova il Paese”
L’indagine: tutti gli indici negativi, in aumento solo le previsioni di cassa integrazione, frena la manifattura


“Le imprese bocciano la situazione e le prospettive politiche nelle quali si trova il Paese. Non c’è più fiducia. E’ il segno chiaro che occorre cambiare rotta, e rapidamente”. E’ il commento del Presidente di API Torino, Corrado Alberto, ai dati elaborati dall’Ufficio Studi dell’Associazione sullo stato delle piccole e medie imprese torinesi nel secondo semestre dell’anno e sulle prospettive per i primi sei mesi del 2019.

“Il 2018 – dice ancora Alberto -, è stato un anno di progressivo rallentamento per l’economia torinese e le prospettive per il 2019 non sono positive. Per il secondo semestre consecutivo tutti gli indicatori girano al negativo: calano indistintamente gli ordini, la produzione e il fatturato, mentre le esportazioni sono sempre più fiacche. Per quanto riguarda il manifatturiero, poi, il rallentamento sta proseguendo da tre semestri consecutivi. Ciò che preoccupa maggiormente, tuttavia, è il drastico calo di fiducia degli imprenditori. Le politiche messe in atto dal Governo e la situazione anche a livello locale, non ci forniscono elementi concreti sulla base dei quali guardare ai prossimi mesi con prospettive positive. Gli obiettivi da perseguire sono sempre gli stessi: investimenti per accrescere la competitività e quindi abbattere il carico burocratico, accelerare sulle infrastrutture materiali e immateriali, rendere più facili e agevoli le esportazioni, creare un mercato del lavoro più dinamico, mettere in grado le PMI di accedere più agevolmente alla ricerca”.

Circa i numeri emersi dall’indagine, Fabio Schena – Responsabile dell’Ufficio Studi e Innovazione di API Torino -, sottolinea come, nonostante tutto, per ora il livello degli investimenti si sia stabilizzato: “Dopo il calo nella prima parte dell’anno, nel secondo semestre il 69,9% degli imprenditori ha realizzato investimenti, di questi però solo il 32% è considerato rilevante (era il 37,7% nel giugno scorso”.


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