Legale > Archivio News martedì 8 ottobre 2019

Nuovi dubbi sulle limitazioni al subappalto

Una sentenza della Corte di Giustizia Ue critica la soglia del 30%

A pochi mesi dalle modifiche apportate all’art. 105 del Codice dei Contratti Pubblici dal cosiddetto D.L. “Sblocca cantieri”, la Corte di Giustizia Europea rimette in gioco il sistema del subappalto così come configurato dal Legislatore italiano.

La Corte, infatti (con la sentenza della sez. V, dello scorso 26 settembre 2019, causa C-63/18), ha ritenuto la normativa italiana non compatibile con il diritto europeo degli appalti pubblici – di recente modificata appunto dalla l. n. 55 del 2019 di conversione del d.l. “Sblocca cantieri – che limita al 30% la parte dell’appalto che l’offerente è autorizzato a subappaltare a terzi.

Il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, stabilito dal Tribunale Amministrativo della Lombardia, è stato motivato dal dubbio sulla conformità di tale limitazione quantitativa al diritto dell’Unione ed in particolare relativamente ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui agli articoli 49 e 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

La Corte nella suindicata sentenza ha ribadito che l’articolo 71 della Direttiva 2014/24del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 in materia di appalti, non contempla limitazioni quantitative al subappalto. Oltre a questo, il principio eurounitario di proporzionalità si oppone all’applicazione di una normativa nazionale in materia di appalti pubblici, come quella italiana (contenuta nell’articolo 105, comma 2, terzo periodo, del decreto legislativo18 aprile 2016, n. 50), secondo la quale il subappalto non può superare la quota del 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.

Per sostenere questa tesi, la Corte ha richiamato le regole europee in materia di subaffidamenti che, con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione possibile alle gare pubbliche e favorire l’accesso al mercato delle piccole e medie imprese, consentono agli offerenti di fare affidamento – a determinate condizioni – sulle capacità di altri soggetti, per soddisfare i requisiti richiesti dal bando. In tale ottica, sarebbe dunque da escludere la legittimità di una normativa come quella italiana che limita il ricorso al subaffidamento per una parte del contratto fissata in maniera generale e astratta in una determinata percentuale, prescindendo dalle reali capacità dei subappaltatori e dal carattere essenziale o meno delle prestazioni.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sull’argomento, è possibile contattare il Servizio Legale di API Torino.









  
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