Fiscale e Tributario > Archivio News martedì 22 ottobre 2019

Credito IVA trimestrale

Istanza TR

Entro la fine del mese i contribuenti in possesso di determinati requisiti possono presentare l’istanza TR per il recupero del credito IVA relativo al terzo trimestre 2019.

Entro il mese di ottobre è possibile presentare telematicamente l’istanza TR per il recupero dell’Iva a credito del terzo trimestre 2019 (in compensazione o a rimborso); si tratta dell’ultima possibilità prima della dichiarazione annuale Iva.

Per il calcolo dell’importo a credito occorre considerare tutta l’Iva a debito e l’Iva a credito del trimestre relativo a luglio, agosto e settembre indipendentemente dal credito al 30 settembre 2019. Ad esempio, un contribuente che si trovi in questa situazione:
- mese di luglio a debito per 10.000 euro
- mese di agosto a credito per 2.000 euro
- mese di settembre a credito per 3.000 euro (comprensiva dei 2.000 euro del mese precedente)
non ha diritto al recupero del credito Iva perché guardando le operazioni complessive del trimestre risulta un Iva a debito di 7.000 euro.

Ricordiamo che il credito IVA infrannuale può essere recuperato se di importo superiore a 2.582,28 euro ed unicamente dai contribuenti in possesso di specifici requisiti:

Aliquota media (articolo 30, terzo comma, lettera a) DPR 633/1972): fatturazione ad un’aliquota Iva più bassa di almeno 10 punti percentuali rispetto all’Iva degli acquisti. Rientrano in questa categoria le operazioni effettuate con la scissione dei pagamenti (split payment) sia le operazioni in reverse charge;
Operazioni non imponibili (articolo 30, terzo comma, lettera b) DPR 633/1972): fatturazione operazioni non imponibili Iva (articoli 8, 8bis, 9, ecc) per almeno il 25% del volume d’affari;
Acquisto di beni ammortizzabili (articolo 30, terzo comma, lettera c) DPR 633/1972): se tali acquisti sono di ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti;
Operazioni non soggette (articolo 30, terzo comma, lettera d) DPR 633/1972): effettuazione, verso soggetti passivi esteri, per più del 50% di prestazioni di lavorazione relative a beni mobili materiali; prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione; prestazioni di servizi accessori ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione; prestazioni di servizi relative alle operazioni esenti nei confronti dei privati stabiliti fuori dalla comunità o relative a beni destinati ad essere esportati fuori della comunità stessa.

L’utilizzo in compensazione esterna (non Iva da Iva), da effettuare con lo specifico codice tributo III° trimestre 6038 con anno di riferimento 2019, deve tenere conto di alcune regole:
• quando l’utilizzo dei crediti IVA infrannuali supera 5.000 euro occorre attendere il decimo giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza di rimborso/compensazione (art. 17, primo comma, D.Lgs. 241/1997);
• occorre sempre utilizzare i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate per l’utilizzo del credito in compensazione per qualsiasi importo (RM 68/2017);
• per l’utilizzo in compensazione del credito IVA infrannuale è richiesto il visto di conformità se supera i 5.000 euro anche tenendo conto del credito trimestrale chiesto in compensazione nei trimestri precedenti (circolare 103/E del 28 luglio 2017);
• il limite massimo dei crediti compensabili tramite il Mod. F24 è di 700.000 euro;
• se vi sono importi iscritti a ruolo per importi superiori a 1.500 euro occorre saldare preliminarmente tali importi per poter compensare i restanti crediti.

Si evidenzia come per quanto riguarda le modalità di erogazione dei rimborsi, l’art. 38-bis prevede la possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 30.000 euro senza prestazione della garanzia, presentando l’istanza TR munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali.
La prestazione della garanzia esonera il contribuente dall’apporre il visto di conformità (o la sottoscrizione alternativa) sulla dichiarazione o sull’istanza di rimborso. Pertanto, il contribuente può scegliere di presentare apposita garanzia in luogo dell’apposizione del visto (o della sottoscrizione alternativa) e della dichiarazione sostitutiva.
La dichiarazione sostitutiva dei “contribuenti virtuosi” contiene l’attestazione che:
a) il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40%; la consistenza degli immobili iscritti non si è ridotta, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività esercitata; l’attività stessa non è cessata né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami di aziende compresi nelle suddette risultanze contabili;
b) non risultano cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale;
c) sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.
In sostanza, le condizioni da attestare nella dichiarazione sostitutiva riguardano la solidità patrimoniale, la continuità aziendale e la regolarità dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali.

Con riferimento alle caratteristiche patrimoniali (a) si precisa che le informazioni richieste sono rilevate dalle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta chiuso anteriormente alla presentazione della dichiarazione o istanza di rimborso, anche nei casi in cui il bilancio non sia stato ancora approvato (CM 32/E del 30 dicembre 2014).

L’obbligo di prestare la garanzia resta per i rimborsi superiori a 30.000 euro solo nelle ipotesi di situazioni di rischio:
a) da soggetti che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni: questo requisito non trova applicazione nei confronti delle imprese start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 1792;
b) da soggetti passivi ai quali, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:
1. al 10 per cento degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro;
2. al 5 per cento degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro;
3. all’1 per cento degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;
c) da soggetti passivi che presentano la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;
d) da soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Il Servizio Fiscale Tributario di API Torino è a disposizione degli associati per informazioni e approfondimenti (fiscale@apito.it  – clara.pollet@apito.it).










  
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