Legale > Archivio News martedì 17 dicembre 2019

Aggiornati i reati presupposti che comportano la Responsabilità Amministrativa degli Enti

Sulla base del “Decreto Fiscale” in corso di conversione

Con il D.L 26 ottobre 2019, n. 124, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili” (“Decreto Fiscale”) viene ampliato il catalogo dei reati presupposto alla Responsabilità Amministrativa degli Enti ex D.lgs. 231/01. La novità riguarda il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74.

La nuova previsione normativa entrerà in vigore dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del Decreto Fiscale.

Prima di comprendere le conseguenze economiche amministrative per l’Ente cerchiamo di comprendere quando si perfeziona questo reato.

L’art. 2 del D.Lgs. n. 74 del 2000 dice: “E’ punito con la reclusione da quattro a otto anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria”.

I caratteri di questo reato sono del tutto particolari. La legge sembrerebbe dare rilievo alla mera alterazione delle informazioni presentate con la dichiarazione fiscale. La predisposizione e la registrazione dei documenti attestanti le operazioni inesistenti sembrerebbero essere condotte meramente preparatorie e non sono punibili, nemmeno a titolo di tentativo. Il reato è punito a titolo di dolo specifico, poiché è caratterizzato dalla finalità di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto (compresi il fine di conseguire un indebito rimborso o il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta, per sé o per altri).

L’art. 1 del medesimo D. Lgs. n. 74/2000, ci indica le definizioni rilevanti e cioè “per fatture per operazioni inesistenti si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi”.

Secondo il sistema già operante dallo scorso 2001, quando il reato viene commesso dell’interesse o vantaggio dell’ente, da parte di un soggetto apicale ovvero da parte di un suo sottoposto, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote (ricordiamo che ai sensi dell’art. 10 del D.lgs.231/01 la sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille.  L'importo di una quota va da un minimo di euro 258 ad un massimo di euro 1.549).

Se questo è il panorama in vigore fino allo scorso 26 ottobre  con il processo di conversione in legge sembrerebbero state approvate alla Camera, modifiche in grado di ricomprendere tra i reati presupposto - oltre all’uso di fatture false - anche le altre fattispecie ritenute dal legislatore più gravi in ragione della loro insidiosità.

La nuova formulazione estenderebbe, quindi, la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche anche a chi si avvalga in dichiarazione di altri mezzi fraudolenti (reato di cui all’art. 3, D.Lgs. n. 74/2000), emetta fatture per operazioni inesistenti (art. 8), occulti o distrugga le scritture contabili al fine di evadere le imposte (art. 10), alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti idonei a rendere anche solo parzialmente inefficace la procedura di riscossione coattiva da aperte dell’erario (art. 11).

Resterebbero fuori solo i reati meno gravi - in quanto connotati dall’assenza di condotte fraudolente - di dichiarazione infedele di cui all’art. 4, di omessa dichiarazione di cui all’art. 5, di omesso versamento di cui agli articoli 10-bis e 10-ter, nonché di omesso versamento mediante indebita compensazione di cui all’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, per i quali peraltro, viene delineata un’area di rilevanza penale meno ampia rispetto a quella ipotizzata originariamente dal decreto fiscale.

Sempre sul tema vi è poi da rilevare che nella G. U. n. 245 del 18 ottobre 2019 è stata pubblicata la Legge 4 ottobre 2019 n. 117, in vigore dal 2 novembre, con la delega al Governo per recepire la Direttiva (UE) 2017/1371 “relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale” (“Direttiva PIF”) (“Legge di delegazione europea 2018”).

Ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e), di questa Legge il Governo sarà chiamato ad integrare le disposizioni del Decreto 231 prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per le “gravi” frodi in materia IVA, laddove il concetto di gravità è definito dalla Direttiva PIF avendo riguardo al carattere transfrontaliero delle condotte illecite (“connessa a due o più Stati membri”) e all’elevato ammontare del danno complessivo (“almeno pari a dieci milioni di euro”).

Tale estensione dei reati presupposto comporterà inevitabilmente la revisione dei Modelli di Organizzazione e Gestione  (MOG) già predisposti dovendo documentare regole e procedure per la gestione delle dichiarazioni e dei pagamenti fiscali (definizione di ruoli, passaggi, deleghe), prevedendo  modalità per la redazione e revisione costante dei budget, modalità di reporting (ivi incluse le relazioni che l’amministratore delegato deve fornire al consiglio di amministrazione ex art. 2381 cod. civ., ora applicabile anche alle S.r.l.), controllando gli  indici sintomatici d’irregolarità (riconciliazione delle fatture ricevute con gli ordini d’acquisto, uso limitato del contante, verifica della registrazione dei fornitori presso le camere di commercio, controllo sulla residenza dei fornitori in paradisi fiscali, archiviazione della documentazione contrattuale, etc.).








  
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